XRP a 3 dollari entro il 2030 richiede 105 miliardi in più
XRP tratta a 1,31 dollari: per arrivare a 3 dollari entro il 2030 servirebbero nuovi afflussi, ETF a pronti e domanda sulle scorte Ripple.

XRP scambia a 1,31 dollari, in lieve calo dello 0,23% nelle ultime 24 ore, mentre torna il dibattito sulla possibilità di rivedere quota 3 dollari entro il 2030. The Motley Fool ha indicato che un simile traguardo sarebbe più probabilmente legato alla speculazione sul prezzo che a un miglioramento dei fondamentali della rete. Il calcolo di partenza è lineare: dal prezzo di 1,33 dollari registrato il 14 ottobre, il token avrebbe bisogno di un rialzo del 125,6% per arrivare a 3 dollari.
Con 63,1 miliardi di token in circolazione, quella soglia implicherebbe una capitalizzazione di circa 189,4 miliardi di dollari, cioè 105,6 miliardi in più rispetto agli 83,8 miliardi indicati dalla stessa analisi. Il nodo più delicato resta l’offerta. The Motley Fool ha ricordato che 36,9 miliardi di token non sono ancora in circolazione e che Ripple sblocca fino a 1 miliardo di token al mese da conti vincolati, rimettendone poi in blocco una quota consistente.
Per chi segue la nostra pagina su Ripple e il suo ecosistema, questo meccanismo è uno dei fattori centrali nella lettura di medio periodo del prezzo. Secondo i dati citati dalla fonte, i fondi quotati a pronti collegati al token detenevano 1,8 miliardi di dollari di attività nette al 14 ottobre. Questi strumenti potrebbero assorbire parte della domanda futura, ma difficilmente basterebbero da soli senza un catalizzatore di mercato o un miglioramento del sentiment generale sulle criptovalute.
Per il prezzo di XRP, il punto resta quindi la capacità di attirare nuovi flussi in modo continuativo. Anche le società quotate nate per detenere asset digitali potrebbero diventare compratori, ma l’impatto appare per ora limitato. La storia recente del token mostra quanto il mercato resti selettivo: pochi giorni fa abbiamo analizzato il confronto con Bitcoin sul mancato recupero del picco 2018, un dato che pesa sulla narrativa rialzista.
La soglia dei 3 dollari non è quindi irraggiungibile sul piano aritmetico, ma richiede condizioni di mercato favorevoli e capitali freschi. Il tema si inserisce in una fase in cui le criptovalute legate ai pagamenti cercano nuove storie di adozione. Nel comparto, l’attenzione si è spostata anche sui micropagamenti automatizzati, come emerso nella nostra analisi sugli agenti IA e i pagamenti in criptovalute su x402.
Tuttavia, l’adozione tecnologica e la domanda speculativa non procedono sempre alla stessa velocità, soprattutto quando l’offerta potenziale resta elevata. Per gli investitori, il punto non è solo stimare un obiettivo di prezzo, ma capire quali variabili possano sostenerlo. Volatilità, liquidità, sblocchi programmati e domanda da strumenti regolamentati restano fattori da monitorare, come ricordato anche nella nostra guida al trading di criptovalute.
Sullo sfondo rimane inoltre il rischio operativo del settore, evidenziato di recente dal caso della frode sulle criptovalute con domini e server bloccati a Brooklyn. In sintesi, l’ipotesi di 3 dollari entro il 2030 non richiede un rialzo fuori scala rispetto alla storia del token, ma presuppone una combinazione precisa: domanda da fondi, acquisti istituzionali o societari, sentiment positivo e assorbimento dell’offerta sbloccata. Senza questi elementi, il prezzo potrebbe restare ancorato più alla rotazione speculativa che a una crescita strutturale dell’utilizzo.