NVIDIA arretra a 214,13 dollari dopo il picco di ottobre sull’IA
NVIDIA resta in rialzo da gennaio ma perde terreno dal record del 6 ottobre: pesano inflazione, semiconduttori e timori sui titoli legati all’IA.

NVIDIA chiude la settimana a 214,13 dollari, in calo dell’1,43% nelle ultime 24 ore, dopo avere toccato a inizio ottobre il massimo di chiusura del 2026. Il titolo resta in rialzo da inizio anno, ma il ritracciamento degli ultimi giorni ha riaperto il dibattito sulla tenuta della corsa legata all’intelligenza artificiale. TIKR ha ricostruito che il titolo è salito del 13,4% dai primi giorni di gennaio, sostenuto da un secondo trimestre da 96,2 miliardi di dollari e da indicazioni di crescita dei ricavi intorno al 70% per l’esercizio fiscale 2028.
Il massimo di chiusura annuale è stato segnato il 6 ottobre a 239,24 dollari, prima di una correzione che ha riportato le quotazioni sotto area 215 dollari. Il movimento non riguarda solo la società guidata da Jensen Huang. Nella settimana iniziata il 12 ottobre, l’indice PHLX dei semiconduttori ha perso oltre l’11%, confermando la pressione sull’intero comparto dei semiconduttori per l’IA.
Il tema si collega al selloff già analizzato nel nostro approfondimento su oltre 1.000 miliardi bruciati dai titoli IA, dove la concentrazione del mercato era emersa come uno dei punti più sensibili. Secondo la ricostruzione citata da TIKR, la correzione è stata alimentata anche dal ritorno delle scommesse su una possibile stretta della Federal Reserve dopo dati sull’inflazione più forti del previsto. Le probabilità di un rialzo dei tassi nel mese in corso sarebbero salite intorno al 50% il 14 ottobre, rispetto a circa il 25% precedente, mentre CoreWeave ha subito una brusca flessione nello stesso giorno.
Il caso CoreWeave pesa perché la società è tra i nomi più osservati nella catena infrastrutturale dell’intelligenza artificiale e perché TIKR richiama un debito da 50 miliardi di dollari. Il titolo CoreWeave è sceso del 15,5% il 14 ottobre, aggiungendo pressione psicologica a un mercato che già stava riducendo l’esposizione ai principali beneficiari della domanda di potenza di calcolo. La volatilità arriva dopo una fase molto forte per il titolo.
Da marzo, quando le quotazioni si muovevano tra la parte alta dei 170 dollari e l’area bassa dei 190 dollari, NVIDIA era scesa verso metà aprile in area 160 dollari, per poi risalire fino alla fascia dei 230 dollari a metà maggio. L’estate è stata più laterale, con scambi compresi tra la parte bassa dei 190 dollari e la metà dei 220 dollari. Un elemento di sostegno resta il piano di riacquisto azioni.
Il 28 settembre NVIDIA ha aggiunto 150 miliardi di dollari al programma, portando l’autorizzazione complessiva a 235 miliardi fino all’esercizio fiscale 2028, una cifra pari a circa nove volte i 26 miliardi restituiti agli azionisti nel secondo trimestre. La dimensione del piano non ha però impedito al mercato di ridurre le valutazioni dopo il massimo di ottobre. Il quadro si inserisce in una fase in cui Wall Street guarda con maggiore attenzione alla concentrazione dei grandi titoli tecnologici, come mostrato anche dalla nostra analisi su Apple, Microsoft e NVIDIA al 21% dell’S&P 500.
Il tema è rilevante anche per chi segue le migliori azioni da comprare, perché la crescita degli utili resta forte ma il prezzo incorpora aspettative elevate. Negli ultimi giorni, inoltre, il comparto è stato condizionato da segnali simili su altri nomi dei semiconduttori, come evidenziato nel caso Intel e inflazione USA sui chip per l’IA e nell’aggiornamento su NVIDIA a 221,3 dollari dopo il calo.